Vi dico subito dove voglio andare a parare con questo post. Voglio sollevare un piccolo caso di apologia del Nazismo, e di Facebook come suo materiale conduttore. Solo che per arrivare lì bisogna prima andare a tirare fuori un po’ di storia dal cassetto. Eh, lo so. Mi sembra quasi di sentirvi. Che palle, direte. Ma ormai siete grandi e dovete assumervi le vostre responsabilità. Prima il dovere e poi il piacere. E poi quando uno è ignorante deve ammetterlo. Io ad esempio lo ammetto. Sono ignorante. Poi in fatto di storia, non parliamone. Memoria zero, ma in generale, proprio. Non ricordo nemmeno che ho mangiato a pranzo. Figuriamoci il nome di un tedesco che una cinquantina d’anni fa ha mandato a morte circa sei milioni di ebrei.
Ci ha pensato il mio amico Matteo, ieri, a ricordarmelo. Adolf Eichmann. Ecco come si chiamava. Un personaggino interessante, Eichmann. Se volessi fingere di riassumerlo per un amico mediamente disinteressato, direi così.
Adolf Eichmann era uno degli uomini-chiave della gerarchia nazista. Era un tenente colonnello che si era affermato come “esperto di sionismo”. Aveva cominciato leggendo Lo stato ebraico di Theodor Herzl e da lì era entrato nel vortice. Era perfino riuscito ad andare ad Haifa di nascosto, così per capire come funzionava da quelle parti. Ma poi gli inglesi lo hanno beccato e lo hanno impacchettato e mandato a casa. Comunque è rimasto nella storia per essere stato colui che programmava e organizzava nei minimi dettagli le deportazioni degli ebrei nei campi di sterminio. Tipo: chi, quanti per vagone, dove li mandiamo. Secondo lui 100mila ebrei erano uomini. Un milione era una statistica. Vabè, insomma, un burocrate che eseguiva gli ordini dall’alto, li eseguiva bene, e se ogni tanto aveva qualche eccesso di zelo era solo per far felice l’altro Adolf, il Führer. Fatto sta che a un certo punto il Nazismo si è sgretolato, o almeno ha (così, ad occhio e croce) perso la guerra. Ha avuto luogo il processo di Norimberga, in cui alla Germania hanno dato una gran botta fra capo e collo. Il nostro Adolf, che non era scemo, è scappato in Argentina. E voi vi direte. Vabè ovvio, con tutto quel casino, non sarà stato così difficile darsi alla macchia. E infatti. Se poi ci pensa un padre francescano della Croce Rossa di Ginevra a farlo scappare, più che una fuga è una passeggiata di salute. Insomma il buon Eichmann se ne sta indisturbato dall’altra parte del mondo fino al 1960. Quindici anni. E perché? Perché i tedeschi, che già di guai ne avevano abbastanza (e di mostri da difendere pure), lo ritenevano apolide, della serie “io non ti conosco, io non so chi sei”, come la canzone. Vabè, la Germania non ha aggiunto carne al fuoco e non lo ha mai cercato. L’argentina nemmeno. Israele però sì, eccome. Gli ha giocato uno scherzetto non male. Siccome il figlio del nostro supereroe non doveva essere proprio un genio del male, ha raccontato alla sua fidanzatina (che lo conosceva con il suo vero cognome) cose compromettenti sul “mancato genocidio”. Peccato che il padre di lei fosse un ebreo scampato all’Olocausto. Ooops. Ed ecco che come nella migliore delle scene poliziesche, roba da far impallidire Stieg Larsson quello di Uomini che odiano le donne, sono entrati in scena i Servizi Segreti israeliani. Gli si sono piazzati davanti casa lì in Argentina e hanno finto di avere un guasto alla macchina. Lui ci è caduto con tutte le scarpe e quando si è accorto che lo stavano fregando era troppo tardi.
Lo hanno avvolto in un tappeto come un involtino primavera e lo hanno portato dritto dritto a Gerusalemme per processarlo. Metodo ortodosso? Voi che dite? Hannah Arendt, giornalista e filosofa ebrea (e sottolineo, EBREA) ha detto che NO, non è stato certo ortodosso portare un uomo davanti alla giustizia in quel modo. E che tutto sommato non è stato troppo ortodosso nemmeno il processo nel suo insieme. Con il libro La banalità del male, lei ha cercato di spiegare al mondo che il nostro non era un supereroe né un mostro. Era un burocrate. Senz’altro cattivo. Ma nient’altro che un burocrate, un anello inserito in un quadro molto più grande, che era il sistema nazista. Insomma, magari questo “esperto sionista” e mago della logistica nei trasporti “speciali” andava processato. Ma
fra tutti, Gerusalemme non era proprio il luogo più franco. Il processo avrebbe dovuto “giudicare le sue azioni”, dice la Arendt, “non le sofferenze degli ebrei, non il popolo tedesco o l’umanità, e neppure l’antisemitismo e il razzismo”. Che tradotto vuol dire: il nostro Adolf è stato usato come capro espiatorio per ricucire (se mai fosse possibile ricucire l’Olocausto) quello che gli ebrei avevano sofferto durante gli anni dell’impero nazista.
Il processo di Gerusalemme si è concluso con la condanna di Eichmann. Il 1° giugno del 1962 è stato impiccato nella prigione di Ramla. Dichiarato colpevole di tutte e quindici le imputazioni a suo carico. “In concorso con altri” aveva commesso crimini “contro il popolo ebraico” con l’intenzione di distruggere la stirpe, in quattro modi:
1) “causando lo sterminio di milioni di ebrei”
2) facendo vivere “milioni di ebrei in condizioni che verosimilmente avrebbero condotto alla loro distruzione fisica”
3) “provocando gravi danni fisici e mentali”
4) “ordinando che si bandissero le nascite e s’interrompessero le gravidanze tra le donne ebree” di Theresienstadt.
Questa, come dice il titolo, non è che una lezione di storia per cretini. Sareste cretini in due casi. Uno. Se davvero riteneste questa una lezione di storia. Due. Se vi accontentaste di questo quadretto che vi ho fatto (per quanto mi sia attenuta a fonti certe) per credere di sapere chi fosse Adolf Eichmann. Leggete La banalità del male, cercate qualche giornale dell’epoca, sfogliate un libro di storia che parli di lui. Se vi interessa. Io penso di farlo, voi fate un po’ come vi pare. Ma ora che un minimo sapete di chi si parla, torniamo al volo alla mia introduzione. Apologia del nazismo e Facebook come ottimo materiale conduttore. E’ una provocazione. Oppure no. Guardate qui e ditemi che ne pensate.
primo levi diceva: sono qui per testimoniare. e tutto ‘se questo è un uomo’ è un immenso tentativo di essere lucidi. di ricostruire la storia, tragedia dopo tragedia. di affrontare con razionalità l’irrazionalità del male. e levi ce la fa nel libro, non nella vita (si suicida molti anni dopo). quindi si, W la arendt, W chi si rende la responsabilità di dire cose scomode e non di non incentivare la barbarie che un po’ tutti ci accompagna. e che fa scaturire sempre, come nelle tribù aborigene, il caprio espiatorio da eliminare
[...] chi interessa, il 1 dicembre 2009 avevo scritto “Lezione di storia per cretini“. In fondo è partito tutto da lì, da Adolf Eichmann e dalla sua imbarazzante presenza su [...]